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Storia dell'apnea

Le origini delle esplorazione dei fondali marini, effettuate con questa tecnica per vari scopi, si perdono nella notte dei tempi e coinvolgono la cultura di molti paesi. I primi apneisti si spingevano sott'acqua per effettuare la pesca in apnea e raccogliere conchiglie, oggetti preziosi o utili quali il corallo, le perle o le spugne. Sfortunatamente le origini dell'apnea sono macchiate anche dal suo sfruttamento bellico: i Romani furono fra i primi a utilizzare gli urinatores per operazioni di sabotaggio delle navi nemiche.

Il primo record di immersione in apnea registrato non aveva una valenza sportiva, ma militare: nel 1913 la corazzata Regina Margherita si trovava davanti all'isola di Scarpanto, nei mari della Grecia. A causa di un'errata rilevazione della profondità venne data ancora in un tratto con fondale tra i 70 e gli 80 metri. Questa, giunta di slancio alla fine della catena, la spezzò (causando, tra l'altro, la morte del primo ufficiale) perdendosi sul fondo. Per recuperarla si cercò anche tra la popolazione locale qualcuno in grado di esplorare il fondale. Molti indicarono in Georgios Haggi Statti (probabilmente Hagystatis), un pescatore di spugne locale, l'unico in grado di riuscire nell'impresa. I medici di bordo, dubbiosi, lo visitarono trovando, evidenti segni di enfisema polmonare, una grave lesione a un timpano e la totale mancanza dell'altro, nonché l'incapacità di trattenere il respiro a secco per più di un minuto. Ciò nonostante, con l'ausilio di un aiutante e di una pietra da 15 kg legata ad una cima, Haggi Statti riuscì sorprendentemente a ritrovare l'ancora dispersa compiendo nei giorni successivi una serie di tuffi fra i 50 e gli 80 metri. L'impresa venne certificata dalla presenza di numerosi testimoni ufficiali.

L'impresa di Haggi Statti fu per lungo tempo ritenuta una prestazione del tutto eccezionale, quasi miracolosa, e per molti anni l'apnea rimase inconsapevole di se stessa e delle proprie potenzialità, fino a che, a metà Novecento, esplose una vera e propria "corsa alla profondità" che vide protagonisti autentici pionieri come Raimondo Bucher (primo primatista di apnea ufficiale nel 1952), Enzo Maiorca, Jacques Mayol e, più recentemente, Umberto Pelizzari e Pipin Ferreras.

L'apnea pura, con il suo profondismo (cioè immergersi negli abissi con le proprie forze), presenta aspetti per certi versi straordinari: la riscoperta della propria acquaticità va di pari passo con la conoscenza di se stessi e dei propri limiti psicofisici.

 

fonte: wikipedia

 

 
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